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L’indagine di Altroconsumo mostra come il bike sharing italiano debba ancora migliorare

— Friday, 10 July 2020

Nonostante il Bike Sharing italiano sia senza dubbio uno degli strumenti di mobilità sostenibile più interessanti attualmente sul mercato, la sua messa a punto non è ancora perfetta, e per molti aspetti questo servizio tende a mostrare il fianco a critiche o perplessità per la sua struttura. Guardando alla situazione in Italia, questo servizio è suddiviso in modalità sia pubblica che privata e viene impostato secondo due modalità ormai ben conosciute: nella prima le bici sono tutte raggruppate in determinate rastrelliere, all’interno delle quali vanno riposizionate al termine della corsa, mentre nella seconda i veicoli sono disponibili attraverso un sistema di “free floating”, localizzandoli e sbloccandoli tramite app e lasciandoli dove si vuole.

Eppure, vi sono ancora tante cose non precise di questo tipo di servizi, e bisogna cercare di fare una stima generale mettendo a sistema le molte città e i servizi esistenti, che si stanno moltiplicando a vista d’occhio: a questo ha pensato proprio Altroconsumo, che ha condotto due indagini parallele con lo scopo di analizzare i costi e la qualità del servizio offerto nelle maggiori città italiane.

Prima di tutto, dallo studio è emerso come il Bike sharing non sia così economico come si potrebbe pensare, anche perché calcolare una stima accurata dei costi non è sempre un’operazione semplice: Altroconsumo però ha rilevato, nel mese di maggio in 8 città italiane, le tariffe dei maggiori operatori ipotizzando un uso del servizio per due volte a settimana per 10 minuti. Questa ipotesi è stata applicata tenendo conto anche di due possibili scenari interconnessi: l’abbonamento annuale e l’uso saltuario.

E, in linea di massima, emerge anche come gli abbonamenti annuali siano i più convenienti: secondo lo scenario ipotizzato, ToBike a Torino e BiciPa a Palermo sono le alternative più economiche (25€), mentre Jump by Uber a Roma è la più cara. Per quanto riguarda l’uso saltuario, invece, Mobike è il servizio più conveniente a Milano, Bologna e Firenze, con un costo di 2€. Tuttavia va evidenziato come la stessa piattaforma, ma guardando invece la città di Genova, risulti essere la più cara con una spesa di 6€.

Altroconsumo ha chiesto infine a un campione di 3.832 persone in 10 città italiane, tra settembre e ottobre 2019, un giudizio sull’utilizzo del bike sharing in città. Le opinioni dei ciclisti emerse dal sondaggio non sono state incoraggianti: solamente a Milano, Bologna e Firenze si è raggiunto un feedback sufficiente. Verona la raggiunge a malapena, per Torino il giudizio è appena sotto la sufficienza mentre a Palermo, Roma e Genova si riscontra una forte insoddisfazione. Le criticità emerse risulterebbero però essere principalmente esterne, e non dipendenti direttamente dai servizi erogati: si parla infatti principalmente di poca sicurezza derivante dal traffico, dalle cattive condizioni del manto stradale, dalle poche piste ciclabili, dall’inquinamento.

Va tuttavia sottolineato come questo feedback degli utenti arrivi nel periodo pre-covid, e come dopo la quarantena vi sia stato un vero e proprio boom nei confronti della mobilità sostenibile: sono infatti moltissime le iniziative che stanno adesso andando a riqualificare le infrastrutture come le piste ciclabili o allargando i marciapiedi, e oltre alle bici stanno comparendo molti altri mezzi (come i monopattini elettrici) che potrebbero in futuro divenire i veri simboli di una mobilità intelligente.

Il vero bilancio, quindi, è in continuo mutamento e si potrà giudicare solo tra qualche anno: fatto sta che il movimento verso una mobilità sempre più sostenibile è evidente, e tenere conto delle critiche e delle perplessità passate è sicuramente un ottimo modo per porre delle solide basi per la mobilità sostenibile del futuro.