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Le città in 15 minuti

— Wednesday, 02 December 2020

Negli ultimi mesi l’emergenza covid-19 ha riportato alla luce e posto in primo piano, soprattutto nelle grandi città, i disagi che ogni giorno migliaia di cittadini vivono spostandosi in auto o con i mezzi pubblici per raggiungere il lavoro, fare la spesa o accedere a qualsiasi servizio, dall’anagrafe al cinema (nel periodo in cui si è potuto). Un pendolarismo quotidiano dall’hinterland e dalle periferie verso il centro, e viceversa: è possibile contrapporgli un modello di prossimità in cui tutto sia a portata di mano in pochi minuti? Il progetto non è nuovo ma torna oggi di grande attualità, viene ripreso e ristudiato dalle amministrazioni di metropoli tra cui Melbourne, Ottawa, Parigi, Copenaghen e, in Italia, Milano. L’obiettivo principale è quello di accorciare le distanze da percorrere, a tutto vantaggio della sicurezza e del fattore tempo. Già a metà del secolo scorso l’idea era stata presa in considerazione nelle città USA secondo un sistema denominato “neighborhood unit”, cioè unità di vicinato. Nella città del quarto d’ora ogni quartiere dovrebbe diventare un piccolo centro, organizzato ed efficiente, funzionale per i suoi residenti. A una condizione però: quest’autosufficienza, conquistata anche attraverso nuovi criteri edilizi e urbanistici e la realizzazione di servizi territoriali, non deve chiudere le singole zone come feudi medioevali, ma solo agevolare chi le abita da un punto di vista pratico. Ville du 1/4H: l’espressione francese che significa “città del quarto d’ora” è stata usata la prima volta dall’urbanista franco-colombiano Carlos Moreno, professore della Sorbonne. Parigi è tra le prime metropoli europee a impegnarsi nel progetto con la sindaca Anne Hidalgo che lavora da anni anche all’incremento della mobilità sostenibile, elemento cardine per la realizzazione di un nuovo modello di prossimità. La sperimentazione riguarderà quartieri già esistenti, ma soprattutto quelli nuovi in costruzione, già concepiti secondo criteri che permetteranno di far risparmiare tempo ai residenti e di ridurre l’inquinamento dovuto agli spostamenti. Il progetto prevede l’incentivazione del telelavoro, la possibilità di avere le scuole a pochi metri da casa, il potenziamento delle piste ciclabili, negozi e ristoranti a “km 0”. Anche in Italia, le conseguenze dell’emergenza sanitaria hanno moltiplicato i progetti per rendere le grandi città più vivibili e a misura d’uomo, ridurre le distanze e l’uso dei mezzi pubblici. Milano sulle orme di Parigi, è stata la prima a raccogliere la sfida del modello di “città in 15 minuti” e a vagliarne la fattibilità. Si lavora al decentramento dei 9 Municipi cittadini, alla diffusione dei servizi locali nei quartieri (anagrafe, scuole, associazioni, biblioteche, digitalizzazione, accesso per tutti alla banda larga) e al potenziamento della medicina territoriale rivelatasi fondamentale nelle urgenze della pandemia. Si punta ad adattare infrastrutture e spazi urbani per contenere gli spostamenti quotidiani entro il limite, appunto, del quarto d’ora a piedi o dei 5 minuti in bici. Futuro o utopia?