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La nostra selezione di News riguardanti la sostenibilità ambientale, la mobilità urbana e le iniziative sulle tematiche green.

Italiani e stile di vita sostenibile: i dati dell’indagine di LifeGate ed Eumetra MR

— Tuesday, 16 June 2020

LifeGate in collaborazione con Eumetra MR, patrocinata dalla Commissione europea, dal Ministero dell’Ambiente e tutela del territorio, dalla Regione Lombardia, dal Comune di Milano, da Assolombarda e da Confcommercio, ha pubblicato i risultati del 6° Osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile: un’indagine annuale sull’atteggiamento degli italiani nei confronti della sostenibilità.

Nel 2020, il 38% degli italiani si è dichiarato appassionato al tema della sostenibilità e il 34% si è detto interessato. Complessivamente 36 milioni di italiani (su 50,6 milioni di maggiorenni), hanno affermato di essere coinvolti da questo tema (una cifra quasi raddoppiata rispetto al 2015, quando erano appena 21 milioni).

Il 62% degli intervistati, inoltre, ritiene che la sostenibilità sia un tema concreto e non si tratti di un trend di moda per pochi. La questione di maggiore preoccupazione nella popolazione, al riguardo, è il cambiamento climatico, con 76 italiani su 100 che danno ragione agli attivisti di Fridays for Future, che ritengono il clima la prima emergenza globale.

Per quanto riguarda le azioni sostenibili, bisogna partire da ciò che mangiamo: scegliere un’alimentazione sostenibile significa, ad esempio, rinunciare a prodotti confezionati e prediligere, il più possibile, cibi biologici e a km zero .

Nel 2018, il 7,5% della superficie agricola europea era certificata, o in conversione e arrivare al 20% equivarrebbe a tagliare quasi 100 milioni di tonnellate di CO2, pari alle emissioni annuali dell’Austria.

Il nostro Paese, che è una punta di diamante sotto questo aspetto, vanta una superficie coltivata a biologico di quasi 2 milioni di ettari (equivalenti all’estensione della Puglia) e, per ogni ettaro bio, risparmia il 58% delle emissioni e il 60% per ogni chilogrammo di raccolto.

Secondo l’Osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile, il 21% dei nostri connazionali consuma alimenti bio e il 44% si dichiara disposto a spendere qualche euro in più pur di metterli nel carrello o di ordinarli al ristorante. Stesso trend anche per frutta, verdura e altre pietanze a km zero: il 29% degli italiani le mangia regolarmente, mentre per il 36% è giusto che abbiano un costo maggiore rispetto a quelle industriali, o non biologiche.

Restando sempre nell’ambito alimentare, l’indagine suggerisce di adottare un’alimentazione povera di carne, poiché ridurne il consumo significa incidere non solo sul benessere animale, ma anche sulle emissioni di gas serra. Quasi un terzo degli italiani, difatti, sta andando in questa direzione (e in prima linea ci sono le donne), anche se solo il 3% si può dire vegetariano o vegano.

Scegliere con attenzione gli ingredienti della nostra alimentazione deve andare di pari passo con l’attenzione agli sprechi alimentari. Questo inizio di 2020 porta con sé una buona notizia, in Italia, i volumi dello spreco alimentare appaiono in netto calo, per la prima volta in dieci anni, con un valore complessivo che passa da 8,4 a 6,5 miliardi di euro, come rivela l’ultimo rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market/Swg, che ci dice anche che, tra le mura domestiche, le famiglie buttano nella spazzatura una media di 4,91 euro alla settimana (l’anno scorso andava decisamente peggio con 6,6 euro a settimana, equivalenti a 600 grammi di cibo).

Tuttavia, nonostante i dati positivi, non è ancora il tempo di abbassare la guardia, perché c’è molto lavoro da fare in termini educativi: 6 italiani su 10 si vergognano di chiedere la doggy bag al ristorante, pur avendone diritto. Eppure comprare cibo e non consumarlo, significa mandare in fumo il lavoro di chi l’ha coltivato o allevato, trasformato, confezionato, trasportato fino allo scaffale, cucinato e significa anche sprecare plastica.

Per quanto riguarda la quantità di rifiuti urbani prodotti da ciascun cittadino, bensì, il dato risulta alto, come ci ricorda ogni anno l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) con il suo rapporto sui rifiuti urbani in Italia. Nel 2018 la produzione di rifiuti urbani è addirittura aumentata in alcune regioni italiane e si è attestata a una media di 500 chili pro capite (+2,2% rispetto all’anno precedente). Buone notizie, invece, sul fronte della raccolta differenziata che, negli ultimi 10 anni, è cresciuta passando dal 35,3 al 58,1% del totale dei rifiuti o, per ragionare in termini di quantità, da 9,9 a 17,5 milioni di tonnellate.

Anche l’energia, come spiegato  dall’indagine, rappresenta uno dei temi più sentiti dalla popolazione: nell’arco di un decennio la capacità installata nel mondo è quadruplicata e gli investimenti in nuova capacità hanno sfiorato i 2.500 miliardi di euro. Come risultato, nel 2018 il 12,9% dell’energia elettrica è stata prodotta dalle fonti pulite, evitando 2 miliardi di tonnellate di emissioni di CO2 in atmosfera. Gli Italiani intervistati si sono mostrati interessanti al risparmio energetico, a partire dalla propria casa. Qualcuno pensa di porre in essere azioni concrete fin da subito, come cambiare il fornitore di energia elettrica, optare per elettrodomestici a basso consumo, cambiare le vecchie lampadine con quelle a led, oppure sostituire la vecchia caldaia.

Le nuove generazioni, ad esempio, si mostrano molto interessate ai sistemi di smart home, che permettono di tenere sotto controllo la temperatura e i consumi di casa direttamente dallo smartphone.

Altro ambito in grado di incidere molto sulla sostenibilità è, ovviamente, la mobilità, tant’é che i sistemi di mobilità urbana sono sempre più integrati (questo lo dobbiamo tanto alla lungimiranza delle istituzioni, quanto alla frenetica evoluzione delle nuove tecnologie).

Per una grossa fetta della popolazione, soprattutto nei grandi centri, la prassi è ormai quella di impostare nello smartphone l’indirizzo di destinazione e scegliere il modo ottimale per raggiungerlo, passando dal tram al monopattino e vedendosi scalare la tariffa direttamente dalla carta di credito.

Negli ultimi anni, poi, in molte città italiane sono comparsi i servizio di sharing di auto, bici, scooter e monopattini, che permettono a chiunque di salire a bordo di un mezzo e usarlo soltanto per il tragitto necessario, spendendo qualche euro e (nel caso dei sistemi a flusso libero) e parcheggiandolo esattamente all’indirizzo di destinazione.

Secondo il terzo Rapporto nazionale sulla sharing mobility, infatti, nel 2018 in Italia si contavano 363 servizi di questo tipo, per un totale di oltre 46mila veicoli condivisi e un potenziale di crescita della mobilità sostenibile enorme, che dovrà poi portare tali servizi anche ai piccoli centri, dove vivono 9 italiani su 10.

Negli ultimi anni, inoltre, anche la mobilità elettrica ha fatto passi da gigante, tanto che, secondo le stime diffuse al Salone di Francoforte, in tutto il 2020 in Europa sarà venduto 1 milione di auto elettriche e ibride plug-in, cioè il 5 % del totale (percentuale destinata a raddoppiare l’anno successivo).

L’indagine elenca una serie di azioni utili a implementare la sostenibilità e combattere il cambiamento climatico, anche se i tempi dell’emergenza climatica si misurano in anni e non in mesi.

L’emergenza sanitaria da COVID-19, tuttavia, ci ha dimostrato che è possibile unire le forze per il bene comune, mettendo insieme il livello personale con quello collettivo ed istituzionale; questo andrebbe fatto anche con la crisi climatica, mostrando lo stesso spirito di sacrificio e la stessa determinazione, oltre alla consapevolezza che abbiamo già soluzioni precise da applicare.