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Ambiente urbano e welfare aziendale: indagine Enea ha misurato l’effetto smart working

— Monday, 11 May 2020

Grazie allo smart working, meno mobilità e circa un’ora e mezza in media a persona (per un totale di 46 milioni di km evitati, pari a un risparmio di 4 milioni di euro di mancato acquisto di carburante), oltre a molteplici benefici in termini di tempo personale libero, di traffico urbano evitato e un taglio di emissioni e inquinanti stimato in 8mila tonnellate di CO2, 1,75 t di PM10 e 17,9 t di ossidi di azoto.

Questo quanto emerso da “Il tempo dello Smart Working. La Pa tra conciliazione, valorizzazione del lavoro e dell’ambiente”, prima indagine nazionale su telelavoro e lavoro agile nella Pa, realizzata da Enea (2015-2018).

Allo studio, nel dettaglio, hanno aderito 29 amministrazioni pubbliche che, già prima dell’emergenza Coronavirus, avevano attivato e reso accessibile queste nuove forme di lavoro a distanza.

I dati analizzati hanno coinvolto oltre 5.500 persone ed è stato anche realizzato un sondaggio, su base volontaria, al quale ha risposto il 60% del totale coinvolto, costituito per il 76% da donne e il 24% da uomini.

In particolare, lo studio ha evidenziato che esistono i presupposti per modifiche di comportamento stabili, su larga scala, in grado di incidere su livelli di congestione e d’inquinamento e che è possibile impostare con successo policy urbane integrate, aprendo a una maggiore flessibilità nella scelta di luoghi e tempi di lavoro.

La metodologia di analisi adottata ha posto in relazione i profili degli intervistati (genere, età, titolo di studio, esperienza di lavoro, caratteristiche della famiglia, ecc…), con le abitudini di mobilità, le motivazioni alla base di queste, le testimonianze di come il lavoro a distanza ha modificato il modo di lavorare, le relazioni con i responsabili e con i colleghi, quelle con i familiari, la percezione della propria vita personale e, infine, il grado di soddisfazione/insoddisfazione che ha accompagnato questo cambiamento. Parallelamente, poi, sono stati analizzati l’esperienza maturata in ciascuna amministrazione, le motivazioni alla base del ricorso al lavoro a distanza, i risultati, le criticità e i punti di forza.

Sotto il profilo ambientale, bensì, dall’indagine è emerso che lo smart working ha ridotto la mobilità quotidiana del campione esaminato di circa 1 e mezza in media a persona, per un totale di 46 milioni di km evitati, pari a un risparmio di 4 milioni di euro di mancato acquisto di carburante, modificando anche la loro qualità di vita e di lavoro.

Da qui il duplice beneficio di tempo personale libero e di traffico urbano evitato, con un taglio di emissioni e inquinanti che Enea stima in 8mila tonnellate di CO2, 1,75 t di PM10 e 17,9 t di ossidi di azoto.

Un focus sulla dimensione personale, poi, ha rivelato che il tempo liberato dagli spostamenti quotidiani non è solo un guadagno in termini di quantità, ma anche la riscoperta della qualità che assume il tempo di cui ci si riappropria: questo si traduce nella capacità di gestire meglio e con maggiore soddisfazione attività lavorativa e vita privata.

Il lavoro agile dunque, è indubbiamente in grado di migliorare la qualità dell’ambiente delle città, la vivibilità di aree urbane decongestionate dal traffico e anche la rivitalizzazione di quartieri periferici che sono normalmente svuotati dal pendolarismo lavorativo verso le aree degli uffici e delle amministrazioni centrali.